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Srednja talijanska škola Rijeka - Scuola media superiore italiana Fiume
125esimo Anniversario di inaugurazione delle Scuole Civiche Maschile e Femminile 

La mostra dedicata al CXXV anniversario dell'inaugurazione del Liceo è aperta tutti i giorni dalle ore 9.00 alle ore 13.00 previo appuntamento (051/213-804)

 

Tanti auguri, Liceo!

 

 

 

 

MONSIGNOR PARROCO-ARCIDIACONO, DON GIOV. FLAMIN (LEO)

 

PRESIDENTE DELLA DEPUTAZIONE DELLA CASSA COMUNALE DI RISPARMIO, EMIDIO MOHOVICH (JACOPO)

 

PODESTÀ DI FIUME GIOVANNI DE CIOTTA (KEVIN)

 

PRESIDENTE DEL CONSIGLIO SCOLASTICO, CONTE VINCENZO DE DOMINI (AURO)

 

DIRIGENTE DELLA SCUOLA CITTADINA MASCHILE, GIORGIO VIEZZOLI (TEO)

 

DIRIGENTE DELLA SCUOLA CITTADINA FEMMINILE, ROSA FATOUR (ASIA)

 

 

 

 

 

LA BILANCIA D’ITALIA, SABATO 7 GENNAJO 1888

 

NOTIZIE LOCALI E FATTI DIVERSI.

 

A opera compiuta. Domani mattina avrà luogo tra noi una festa cittadina, che rallegrerà i genitori; - intendiamo parlare dell’inaugurazione dei due sontuosi edifizii scolastici comunali, della quale riportiamo più oltre il programma. 

E tra questi benemeriti devesi nominare in prima linea il nostro illustrissimo Podestà, Giov. comm. de Ciotta.

Lode non minore va tributata ai vari consigli scolastici che si succedettero dal 1872 ad oggi e specialmente ai loro presidenti, incominciando dall’egregio professore Giulio Peterin, l’on. conte Vincenzo De Domini, ricorderemo con riconoscenza il nome dell’ex segretario dei prelodati Consigli, l’assessore sig. Ernesto Brelich.

Infine, grandi meriti ebbe la nostra lodevole Cassa comunale di risparmio, ed il suo dirigente sig. Oscarre Böhm. 

Quanti tennero dietro con attenzione alle vicende municipali ricordano le interminabili pratiche e le lunghe discussioni avvicendatesi, le svariate peripezie occorse, i tanti disinganni patiti e dovranno convenire con noi, che quegli egregi cittadini che non si lasciarono scoraggiare, ma imperterriti continuarono ad occuparsi onde la prediletta loro idea avesse finalmente esecuzione, meritano un tributo di lode e devono essere ricordati con riconoscenza.

Gli edifizi delle due scuole sono un vero ornamento per la nostra città; sono fabbricati che impongono per la loro architettura bella e severa. Il progetto dei fabbricati è opera pregevole dell’ingegnere signor G. Zammattio.

Domani dunque la nostra Fiume consegnerà alla generazione presente due scuole.

Fiume menerà giusto vanto di questi fabbricati, i quali servono di testimonianza del vivo interesse che essa porta all’istruzione pubblica.

La prova migliore di questa nostra affermazione l’abbiamo nell’eloquenza delle cifre: nell’anno 1870 si spendevano per la istruzione pubblica poco più di 15,000 fior., attualmente se ne spendono quasi 62,000, più di quattro volte tanto; nel primo citato anno la spesa per l’istruzione pubblica importava il 7.2, ora importa l’11.9 per cento delle rendite del Comune.

 

Solenne inaugurazione dei nuovi edifizi scolastici. Domani ha luogo la solenne inaugurazione dei nuovi edifizi scolastici. Diamo qui il programma dettagliato di questa solennità:

1. Alle ore 8.40 il reverendissimo Clero avviasi dalla chiesa di S. Girolamo all’edifizio della scuola femminile dove lo attendereanno il Vicepresidente del Consiglio scolastico, la dirigente ed il corpo insegnante della detta scuola; la scolaresca si allinea lungo la strada di fronte all’edifizio (in caso di cattivo tempo, nei corridoi).

Monsignor Parroco-Arcidiacono passa nel vestibolo alla benedizione dell’edifizio, durante la quale cerimonia la banda civica, schierata a sinistra del principale ingresso, eseguirà delle melodie sacre.

2. Terminata questa funzione religiosa la banda, a suon di marcia, si dirige verso l’edifizio della scuola maschile e prende posto sulla strada di S. Andrea; la segue la scolaresca della scuola femminile, che va ad occupare il posto assegnatole nei corridoi dell’edifizio scolastico.

3. Alle ore 9 ant. il Reverendissimo Clero accompagnato dalle medesime persone che lo ricevettero nella scuola femminile, si porta all’edifizio dei maschi. Giunto nella sala delle solennità, Monsignor Parroco-Arcidiacono pronuncia un discorso di circostanza e quindi passa alla benedizione dello stabile.

4. Terminata questa cerimonia, gli allievi di canto della scuola cittadina maschile eseguono l’inno reale di Kölcsey, con accompagnamento di pianoforte.

5. Quindi il Presidente della Deputazione della Cassa comunale di Risparmio fa, con analogo discorso, consegna delle chiavi dei due nuovi edifizi al Podestà.

6. Questi dichiara di prendere in consegna i due stabili e tiene un discorso di circostanza, al quale segue, dopochè la banda civica avrà intuonato l’inno imperiale

7. Un’allocuzione del presidente del Consiglio scolastico ed indi

8. Alcuni cenni d’occasione pronunciati dal dirigente (del)la scuola cittadina maschile e dalla dirigente della scuola cittadina femminile.

9. Finiti questi, il medesimo coro di scolari canterà, accompagnato al cembalo, un inno espressamente composto per la circostanza (parole del maestro comunale A. Fonda, musica del maestro comunale G. Bascar), colla quale cosa ha termine la solennità.

 

 

 

 

 

LA BILANCIA D’ITALIA, LUNEDì 9 GENNAJO 1888

 

NOTIZIE LOCALI E FATTI DIVERSI.

 

L’inaugurazione dei due edifizi scolastici. Favorita dal bel tempo, la solennità dell’inaugurazione dei due nuovi edifizi scolastici comunali riuscì, jeri mattina, ottimamente.

Alle ore 8.45 ant. il venerabile clero, con Monsignor arcidiacono-parroco Don. Giov. Flamin alla testa, muoveva dalla chiesa di S. Girolamo e si recava nell’edifizio femminile, dinanzi la cui porta principale attendevano il vicepresidente, vari membri ed il segretario del consiglio scolastico, la dirigente e tutte le docenti della scuola e la scolaresca, che stava allineata sulla strada dal lato opposto dell’edifizio. La banda cittadina poi ed il corpo dei pompieri volontari colla loro bandiera ed in tenuta di gala, chiudevano la strada al confine occidentale dello stabile. Monsignor Parroco benedisse nell’atrio l’edifizio, mentre la banda suonava melodie sacre, indi si recò nell’edifizio della scuola maschile, nella cui sala delle soloennità erano convenuti buon numero di convitati, tra cui S. E. il Governatore conte Aug. Zichy colla consorte, la consorte del magnifico Podestà, il signor tenente colonnello Boicetta – come rappresentante del reggimento qui di guarnigione – il capitano degli honved e ciambellano cav. de Gillyen, numerosi rappresentanti dei corpi insegnanti dei vari istituti d’istruzione che abbiamo a Fiume, rappresentanti delle comunità cattolica, greco-orientale, protestante ed israelitica, ecc. ecc.

Di faccia alla porta d’ingresso era collocato un tavolino di velluto rosso destinato per il magnifico Podestà ed ornato d’uno stemma dorato coll’aquila di Fiume. Dietro al tavolino, ai lati del grande finestrone centrale, sorgevano due eleganti colonne sormontate dai busti in bronzo del Re e della Regina. Alla sinistra del Podestà cera un tavolo per il Presidente della Direzione e Deputazione della Cassa di risparmio e quindi sedie per i membri di detta deputazione, per gli invitati e per gli impiegati della Cassa citata. A destra del tavolino per il podestà ci erano il tavolino per il Presidente e sedie per i membri del Consiglio Scolastico. Immediatamente sul davanti di queste, un tavolino e due sedie erano destinate per la dirigente ed il dirigente delle scuole cittadine. Dalla stessa parte c’erano i posti destinati per i membri della rappresentanza municipale e per gli impiegati comunali. Poi c’erano altri numerosi posti per signori e signore invitate.

Il Magnifico Podestà comm. de Ciotta, il presidente del Consiglio scolastico signor Vinc. conte De Domini ed il presidente della Cassa di risparmio sig. Em. Mohovich occuparono i posti loro destinati; i membri della deputazione dell’istituto da ultimo citato e quelli del Consiglio scolastico intervennero quasi tutti, e così pure fecero atto di presenza parecchi rappresentanti municipali ed impiegati del Municipio.

La scolaresca maschile era sfilata parte ai due lati della scala, parte nei corridoi e nella galleria della sala; le fanciulle si schierarono parte nei corridoi e parte in una sala.

 

 

 

 

Poco dopo le 9 entrò nella sala Monsignor Parroco seguito dal clero. Soffermato dirimpetto al Magnifico Podestà, dinanzi apposito tavolo su cui c’era un crocifisso attorniato da due ceri ardenti, Monsignore lesse la seguente allocuzione:

 

“Illustri ed Onorevoli Signori!

“Lasciate i fanciulli venire a me, disse, benedicendoli, il divin Redentore.

“La scuola, se ben si consideri il suo scopo, rassomiglia sotto molti aspetti ad un tempio.

“Nel tempio propriamente detto adoriamo Iddio, padre dei lumi e fonte ed autore di ogni perfezione.

“Nella scuola ha da svilupparsi e coltivarsi quella sublime immagine scolpita dal Creatore nella facoltà dell’anima umana, cioè nell’intelligenza, nel sentimento e nella volontà e coscienza.

“Nel tempio, oltre all’adorazione, ricorrono gli uomini e si raccomandano a Dio nei molteplici loro bisogni: alla scuola raccomandano quanto hanno di più caro, la loro figliuolanza, affinchè essa, mancando loro il tempo o l’attitudine, schiuda alle tenere menti gli elementi di utili verità e cognizioni, ingentilisca i sentimenti e per mezzo della fede e della coscienza raffermi la volontà nel buon costume.

“Nel tempio, dinanzi al Comune Padre celeste, tutti gli uomini sono fratelli, né vi ha distinzione di ricco o povero, nobile o plebeo ma solo quella di più viva fede ed ardente carità.

“In iscuola siede a canto del figlio del possidente, pubblico funzionario e commerciante, l’umile figlio dell’artigiano e bracciante, ed in quell’età ignara ancora delle differenze sociali si affratellano gli uni cogli altri, e tale fratellanza lascia negli animi gentili traccie di benevolenza, che non si cancellano ad onta della distinzione posteriore di stato e condizione, memori che nella scuola non vi ebbe altra distinzione che quella di maggior applicazione allo studio e di più spiccata morigeratezza, dlle quali possono essere partecipi tanto i ricchi quanto i poveri, poiché la divina provvidenza elargisce i suoi doni e talenti nonché la buona indole senza distinzione di stato e condizione.

“Vi ha rassomiglianza tra il tempio e la scuola differenza dei modi e mezzi. – 

Non tutti nel tempio del Signore possono elevarsi ala sublimità d’intenzioni d’un Tommaso d’Acquino, né raggiungere la profondità dei sentimenti di un Francesco d’Assisi, diverse essendo le grazie del Signore, e chi ne ebbe cinque talenti, chi due e chi uno secondo il detto dle divino Maestro; ma tutti possono cooperare alla grazia di Dio adorandolo nella schiettezza della loro fede e nel miglior modo possibile.

“Così nella scuola, che è il vestibolo della vita pratica, nel quale s’inizia la gioventù a diventare utili cittadini della patria terrena, tutti non raggiungeranno un grado superiore di coltura o per mancanza di adegauti talenti o di mezzi estrinseci, non potendo continuare la coltura della loro intelligenza incminciata dalla scuola popolare; però anche i principii e elementi di coltura, dell’intelligenza, dell’ordine e della discplinatezza non poco giovarono e gioveranno sempre più ai mestieri ed arti manuali, che progredirono di molto dacchè quegli elementi penetrarono nelle classi inferiori per mezzo della scuola.

“Un altro merito merito e pregio del più alto significato per la scuola si è, che essa apre delle volte e addita la via a talenti di elevarsi a più alti gradi nella gerarchia sociale, che latrimenti resterebbe chiusa specialmente ai figli dei non abbienti.

“Abbiamo fede che anche nell’economia delle intelligenze, mi si permetta questa espressione, si allargherà sempre più a beneficio dell’umanità la loro cerchia colla sempre maggiore diffusione dell’istruzione, e forse le generazioni venture apriranno nuove vie e creeranno istituzioni che continueranno per gli adulti delle classi inferiori del popolo quanto ha incominciato la scuola collo apostolato molto più efficace della viva voce, che non sia qualsisasi sorta di libri popolari, per quanto utili e buoni, finora però non sempre accessibili al più povero operajo desideroso di istruzione, o per mancanza di tempo o mezzi od abilità comprensiva.

“Gli uomini agiscono spesso inconsapevoli e proseguono idee per diverse vie e modi, che la provvidenza dirige a scopi profittevoli all’umanità e così e così si realizzano ideali che le più vaste menti e le più ardite immaginazioni non avrebbero giammai divinato; come Cristoforo Colombo credendo trovare la via delle Indie orientali per l’Oceano Atlantico scoperse un nuovo mondo dopo pochi secoli progressivo quanto il vecchio.

“Un altro ed ultimo paragone mi si permetta fare tra il tempio e la scuola.

“L’uomo ha eretto al suo creatore monumenti stupendi, che fanno onore al suo genio. Ed è giusto e ragionevole, che edifizi dedicati ai due più santi scopi, al culto di Dio ed alla cultura dell’umana mente risplendano fra tutti gli altri anche per esterno lusso e decoro.

“Illustri ed Onorevoli Signori! Invochiamo la sua celeste benedizione, ch’Egli li conservi e protegga questi edifizi da ogni disastro, diriga colla sua grazia, ispiri e fortifichi gli istitutori e gli allievi; e per debito di gratitudine invochiamo la sua benedizione sui protettori e promotori della pubblica istruzione. – Viva, cresca e fiorisca il pubblico interessamento per la coltura intellettuale e morale della gioventù.

Così sia.”

Finito il suo dire, [il] Monsignore benedisse lo stabile. Terminato ciò, un coro di fanciulli, collocato sul settore di mezzo della galleria, cantò con accompagnamento di pianoforte e di orchestra, le due prime strofe dell’inno reale di Kölcsey, secondo la versione italiana del dirigente [del]la scuola cittadina maschile sig. Viezzoli.

 

 

 

 

Quindi il presidente della Cassa di risparmio, signor Emidio Mohovich, imprese a dire come segue:

“Il 29 novembre 1884 , V. S. I., di proprio encomiabile impulso, faceva pervenire alla Deputazione della Cassa comunale di risparmio un atto, col quale, dopo aver fatto risaltare le deplorevoli condizioni domiciliari nelle quali si trovavano le due principali scuole comunali, nonché il vivissimo desiderio della popolazione di vedere collocate le emdesime in edifizi più convenienti dal lato edilizio ed igienico, interessava vivamente la Deputazione.

“La Deputazione della Cassa comunale di risparmio annuiva prontamente e di buon grado a tale proposta.

“Il 1. Giugno 1886, si inaugurava la costruzione contemporanea di due edifizi scolastici, affidando in seguito a pubblica asta, i lavori di muratura e da carpentiere, di falegname, di scalpellino, di bandaio e vetraio, da scultore e decoratore, da pittore, da fabbro, la conduttura dell’acqua, del gas, del riscaldamento, la selciatura e lavori di cemento, ecc.

“I detti edifizi vennero condotti regolarmente a termine, con un breve ritardo dal tempo prestabilito, ritardo causato principalment e dall’epidemia cholerosa, che funestò la nostra città nell’estate dell’anno 1886.

“Esposto per tal modo, il più brevemente possibile, l’andamento della costruzione, non mi resta che consegnare a V. S. Illustrissima, a nome della Cassa comunale di risparmio, le chiavi dei due edifizi scolastici completamente ultimati, nella ferma fiducia che gli stessi saranno per corrispondere perfettamente all’importante scopo per il quale vennero eretti.” 

Terminato questo discorso, il fanciullo Ettore Battara e la fanciulla Maria Golubovich porsero al Magnifico Podestà due chiavi d’argento simboleggianti quelle dei due nuovi edifizii, collocate sopra due cuscini di velluto cremsì a forma di cornucopia ed adorni di olezzanti fiori freschi.

 

 

 

 

 

 

 

L’illustrissimo Podestà, prese le chiavi, lesse il seguente discorso:

“Eccellenza, Onorevoli Signori!

“Gentili Signore!

“Se la nostra Fiume lieta oggi festeggia il compimento di uno dei suoi più vivi desiderii, essa a buon diritto può mirare con orgoglio a tutto quello sviluppo, che, mercè le savie e munificenti cure del patrio consiglio, fortemente s’impresse nell’azienda della istruzione popolare.

Ma questo è un portato dei nuovi tempi, mentre più modesta ricorre la memoria alle istituzioni del passato. E infatti, soppresso tra noi l’ordine dei gesuiti il 23 settembre 1773, e consegnati, in virtù dell’Altissima Risoluzione Sovrana del 1826, a questo Comune, in perpetua amministrazione i vasti e numerosi locali presso S. Vito, capivano gli stessi ad esuberanza la studiosa gioventù del paese, che allora contava poche migliaia di cittadini, tanto che una parie [parte] dei relativi edifizii veniva destinata perfino ad altro uso.

“Io qui non ricorderò le passate condizioni di quella scuola maschile, né il fatto che la istruzione delle fanciulle era ristretta all’istituto delle Reverende madri Benedittine – questo solo debbo affermare: come fosse riserbato il potente risveglio in questa branca della pubblica azienda al ristabilimento del nostro legale stato politico.

“Ma ora si paravano innanzi anche le difficoltà perché quasi tutto doveva crearsi; lo richiedeva il progresso dell’epoca nostra, lo domandavano le accreschiute necessità della città. Ed intanto, per soddisfare alle indeclinabili esigenze del giorno, era giocoforza, onde collocare le scuole man mano che venivano aumentate, il servirsi delle private abitazioni, le quali per certo non potevano corrispondere alle norme della igiene e della didattica. Tanto che l’Inclita rappresentanza, nella seduta del 10 dicembre1884, coadiuvata dallo Spettabile Consiglio Scolastico, deliberava, con generale soddisfazione della cittadinanza, la costruzione di questi due edifizi, degni della patria nostra, non seconda a nessun altro paese dove si tratti della cultura dela civiltà.

“Volle però propizio il destino, che alla benemerita Cassa Comunale di risparmio fosse dato agio e modo di sobbarcarsi alla cosa; sicchè col dì 1° giugno 1886 ebbero principio quei lavori, che oggi, o signori, vediamo forniti con tutta quella larghezza di tecniche disposizioni e di vedute estetiche, quali il progresso addimanda, nonché il decoro cittadino.

“Nel mentre adunque, in nome del Magnifico Comune, ricevo solennemente in consegna questi edifizii, e li affido alla prestante direzione dello Spettabile Consiglio Scolastico, benemeritissimo delle rispettive patrie istituzioni, esprimo le doverose grazie alla Deputazione ed alla Direzione della Cassa Comunale di Risparmio, così validamente rappresentata dall’egregio presidente, l’onorevolissimo signor Emidio Mohovich; e dal zelante direttore gerente l’onorevole Oscarre Böhm; e con degna lode convien che pure si tributi al distinto ingegnere progettante i piani e sorvegliante alla effettuazione degli stessi, l’egregio sig, Giacomo Zammattio; nonché alla impresa esecutrice D. Depangher Manzoni & Botta, pel lavoro da essa condotto ottimamente a termine; ed a tutte le altre persone già accennate dal’esimio sig. Mohovich, le quali si resero benemerite, per vario titolo, della riuscita dell’opera.

“Nel momento poi che questi due istituti vengono consegnati alla istruzione ed alla educazione, debbo enunziare la ferma aspettativa, che la novella studiosa generazione, nell’abbandonare un dì queste pareti, esca preparata alle battaglie della vita pratica; forte per onestà, dottrina e carattere; stretta maisempre nella patriottica idea dello Stato ungarico, usbergo sicuro della nostra autonomia, del nostro prosperamento intellettuale ed economico.

“E con ciò – onorevoli signori e gentili dame – io v’invito – com’è laudabile costumanza fiumana, di ricordare nelle circostanze più salienti della vita cittadina, il Graziosissimo nostro Sire e l’Augusta Sua Famiglia – ad innalzare un triplice evviva a Sua Maestà l’Apostolico Re ed all’Augustissima Casa. – Evviva.”

All’Evviva di chiusa tutti gli astanti sorsero in piedi e ripeterono tre volte l’acclamazione all’amato Monarca ed alla augusta dinastia regnante, mentre la banda civica intuonò dalla strada l’inno imperiale.

Terminato l’inno sorse a parlare l’egregio Presidente del Consiglio scolastico conte V. De Domini, poi parlò il dirigente della scuola cittadina maschile sig. Viezzoli, indi la direttrice la signora Fatour (per mancanza di spazio dobbiamo rimettere la pubblicazione di questi tre discorsi a domani.)

Ultimata la serie dei discorsi ufficiali, il coro succittato degli allievi cantò un coro composto per l’occasione dal maestro A. Fonda e musicato dal maestro G. Bascar. 

Con ciò ebbe fine la cerimonia ufficiale. Dopo la stessa gli astanti abbandonarono la sala per portarsi ad esaminare i varii altri locali dell’edifizio.

Notiamo, che regnava nell’ambiente della festa un freddo indiavolato, per modo che tutti gli astanti dovettero tenere indosso il soprabito.

 

Quale appendice alla narrazione da noi pubblicata ieri sulla festa dell’inaugurazione dei due edifizii scolastici, ed in esecuzione di fatta promessa, pubblichiamo oggi i discorsi pronunciati nella solenne occasione dal presidente del Consiglio scolastico, on. conte Vincenzo De Domini, dal direttore della scuola cittadina maschile, signor Giorgio Viezzoli, e dalla dirigente della scuola cittadina feffinile, signora Rosa Fatour.

 

Il presidente del Consiglio scolastico, che prese parola dopo il magnifico Podestà, parlò così:

 

“Eccellenza, Onorevolissimi Signori!

“Nel prendere la parola a nome del Consiglio scolastico, che ho qui l’onore di rappresentare, non v’incresca, o Signori, a quanto si è fatto da noi a vantaggio dell’istruzione in questi ultimi quattro lustri.

“Fra i molteplici fattori dell’odierno progresso, quello che maggiormente onora l’età nostra è senza dubbio la pubblica istruzione. Talchè e disposizioni e leggi si stabilirono dovunque, affinchè il sapere non fosse più il retaggio di qualche classe privilegiata, ma tutti indistintamente venissero chiamati a poterne e doverne partecipare. E tanto grande si fu l’interesse che a sì nobile scopo ebbe dovunque a manifestarsi che, postergendo qualsiasi considerazione di pubblica economia, ogni comune si sobbarcò volenteroso a tutte quelle erogazioni che al grande intento di allevare generazioni culte e civili si connettevano. – 

Né poteva essere altrimenti, avvegnacchè nulla possa stare più a cuore né maggiormente interessare l’umana famiglia di quello di ben avvaire e far ben crescere la giovine prole! In quella guisa che il solerte agricoltore non risparmia cure e fatiche onde la messe cresca prospera e ubertosa, l’amoroso genitore si studia del pari di mettere in opera tutti quei mezzi, i quali possono contribuire al benessere avvenire dei propri figli, e di questi i più potenti ed efficaci sono appunto: la buona educazione civile e una soda e larga istruzione.

“Il Civico Consiglio scolastico, studiati diligentemente i mezzi di conciliare lo spirito della legge generale dello Stato colle speciali conduzioni autonome di questo nostro comune, elaborò senza indugio l’attuale statuto scolastico.

“Questo primo passo segnava fin d’allora le innovazioni e gli ampliamenti da apportarsi alla comunale istruzione e fra questi fissava che nella città, oltre la preesistita riformata scuola elementare maschile di quattro classi, sita a S. Vito, nella parte orientale della città stessa,altra ne venisse eretta di sei classi nella sua parte occidentale, ed inoltre che venissero erette: una scuola comunale femminile pure di sei classi nella parte centrale, provvedute le sottocomuni di opportune scuole popolari ed istituiti i corsi di ripetizione serali-domenicali. 

“E così questa nostra bella Fiume, la quale negli ultimi tempi ha fatto così rapidi progressi nell’edilizia, nel commercio e nell’industria, anche nel campo dell’istruzione, vantando già numerosi istituti d’indole diversa, in oggi coll’apertura di due nuovi locali, unica lacuna che ancora le restava a colmare, corona l’opera sua civilizzatrice in guisa da poter francamente asserire, che anche da questo lato non è a verun’altra seconda. E dappoichè “come ben disse un grande statista di Francia”, “il bilancio dell’istruzione è quello dell’avvenire delle nazioni”, lieti dei sagrifizi fatti a vantaggio dell’insegnamento primario, attendiamo fidenti quei frutti che non potranno tardare a presentarsi maturi.

“A conseguire questi frutti non bastano però le cure degl’insegnanti: ell’è cosa notoria che se l’opera del maestro non viene validamente coadiuvata da quella della famiglia, e peggio poi se in seno a quest’ultima sorgano elementi negativi che la contrastino, ogni sforzo ed ogni premura del povero insegnante rimarrà in tutto od in parte frustrata; laonde in quest’incontro mi permetto di rivolgermi ai genitori e tutori in generale, affinchè, se aver vogliono di mira la buona riuscita dei loro figli o pupilli, cerchino, per quanto sta in loro, di cooperare e di venire incontro all’opera dei maestri, sorvegliando amorevolmente i loro figli, ed inculcando agli stessi amore allo lo studio, osservanza delle discipline scolastiche rispetto ai proprii docenti ed in una parola una condotta sotto ogni riguardo irreprensibile.

“Mente e cuore: ecco le due grandi potenze, le quali debitamente educate, riescono di sicura guida ad un brillante avvenire; lasciate senza coltura o mal dirette, trascinano il più delle volte a irreparabile rovina.

“Scuola e famiglia adunque, poste fra loro in felice armonia, porgansi vicendevole aita nello sviluppare l’intelligenza della nostra gioventù, nel dirigere con premurose e sapienti cure lo spirito, nell’informarla insomma a quei gentili costumi che sono il sacro palladio d’ogni virtù cittadina.

“Ecco in qual modo e scuola e famiglia possono preparare alla patria nostra cittadini colti, probi, utili e rispettati.

“E voi giovani diletti, che in questi nuovi recinti siete chiamati ad arricchire la mente vostra dei primi lumi del sapere, abbiate sempre presente, che tutte le cure vostre devono essere costantemente rivolte a porre a profitto il prezioso tempo consacrato allo studio, qualora acquistar vogliate in appresso quella somma di cognizioni e quello intelettuale sviluppo, che permettendovi di presentarvi ben armati nel mondo affine di combattere la fiera lotta per l’esistenza cui è ciascuno chiamato, possiate con fondamento sperare d’uscirne vincitori, e qualora col provvedere degnamente a voi stessi, bramiate altresì di tornare di lustro alla patria vostra e corrispondere equamente a quelle premure che la stessa con tanta larghezza incessantemente si dà per il vostro benessere materiale e morale.”

 

Il direttore della scuola civica maschile disse:

“Eccellenza, Magnifico signor Podestà,

Illustri signori e signore!

“Salve, tantissimo giorno, giorno memorando, in cui, dopo tante ansiose aspettazioni ci è dato vedere appagato il desiderio più ardente dei nostri cuori, soddisfatto uno dei primi bisogni dei maestri e discepoli, raggiunta la meta a cui da ben tre lustri miravano i voti di quanti albergano in questa gentile città. E’ spuntata finalmente l’aurora di quel giorno che le generazioni venture saluteranno con plauso, come quello che segua un fatto della più alta importanza nella storia del progresso di Fiume.

“Dalla bocca di quanti in questi pochi giorni ebbero a visitare questo edifizio spontanea intesi uscire la espressione: “Oh! quanto è bello per una scuola!”. Epperò il dimostrare quanto a ragione ogni colta città additi al forestiero la scuola come il più bell’edifizio del luogo scelsi a tema del breve mio ragionare. 

“Ed invero alla scuola spetta il compito di educare i fanciulli, di sviluppare la intelligenza, di fornirli di tutte quelle cognizioni che sono indispensabili per la vita.

“Un acconcio edifizio, mentre abbonda di aria e di luce, fortifica e rende vigorosa la salute, il più prezioso tesoro che l’uomo possieda.

“Se tutti ne sono persuasi nessuno meglio di noi sa per prova quanto e docenti e scolari siano stati a disagio nei locali in cui era collocata la nostra scuola e quanto difficile ci sia riuscito di spiegare la necessaria attività affine di produrre migliori progressi.

“Perciò possiamo con tutta ragione asserire, che il capitale impiegato per la erezione di questo stabile, produrrà i frutti più abbondanti.

“Per gli addotti motivi quanti mi usano l’onore di ascoltarmi comprenderanno da quali sentimenti di gioia e di riconoscenza siano animati questi giovanetti e quanta gratitudine provino gli insegnanti.

“Ringraziamenti questi, che non partono dalle labbra soltanto sibbene dal cuore e che da parte nostra si traducono in una promessa di dedicarci a tutt’uomo alla nobile e santa missione dell’educare e dell’istruire.

“Particolari ringraziamenti presento al magnifico signor Podestà, comm. de Ciotta, che con tanta saggezza dirige le sorti di questa diletta sua patria, il quale non pago di aver iniziato il regolamento della città, di aver consacrato un’ara gentile alle Muse, oggi a Minerva dedica un tempio. 

“Grazie mille all’Inclito Consiglio Scolastico, che da anni ed anni con fermezza e coscienza rivolse la sua operosità allo scopo di dotare gli istituti da esso creati di corrispondenti edifizii.

“E qui mi sia permesso di porgere speciali azioni di grazie all’illustre presidente di questa inclita Autorità, il signor conte De Domini, che a capo della più importante fra le commissioni municipali, da ben 14 anni si affaticò a superare tutti gli ostacoli che si opponevano all’effettuazione di un bisogno, il cui soddisfacimento non poteva differirsi più oltre.

“Ed ora le ultime mie parole a voi son dirette, dilettissimi giovani. Più di uno di voi avrà detto fra sé: Questa bella scuola è fatta per noi, e noi appunto siamo quelli che, in prima linea, ne godremo i vantaggi. 

“Epperò eccovi i mezzi coi quali avrete a dimostrare la vostra gratitudine. Innanzitutto dovete costituirvi voi stessi custodi di questo sontuoso edifizio, ponendo ogni cura affine questo stabile tale si conservi quale è al presente, poi dovete dar saggi di maggior diligenza e di pari assiduità nello studio. Così nel mentre diverrete utili a voi stessi ed alle vostre famiglie, dimostrerete nel modo più acconcio la vostra riconoscenza a coloro che questo superbo edifizio hanno eretto a vostro vantaggio.”

 

La dirigente della scuola cittadina femminile s’espresse così:

“Ecco alfine appagate le speranze le tante volte deluse, soddisfatto il più sentito bisogno, compiuta l’opera la più bella che Fiume possa registrare.

“Distinte colleghe, amate scolare, consoliamoci nella soddisfazione del fatto di trvarci completamente riunite. Se spesso, vacillanti pei disagi sofferti, impressionate dalle continue disillusioni, facemmo sentire i nostri rammarichi, i nostri lai, sempre un raggio di speranza ci confortava.

“Ed ora, dissipata ogni nube, vinto ogni ostacolo, un orizzonte di rosea luce ci rianima a riprendere vigorosa lena e la nostra volontà con crescente energia s’impone sovrana al disimpegno del compito di educatrici e di educande.

“Parmi, o fanciulle, che in sì solenne momento questi sontuosi edifici innanzi a tante elette corporazioni, vi rivolgano queste parole: Qui vi accogliamo bambine, e da qui dovete sortire giovani informate a virtù capaci di divenire il conforto e l’appoggio delle vostre famiglie, il vanto di questa città e l’orgoglio della patria vostra!”

“In special modo in voi, o fanciulle, rifulger devono le virtù domestiche, tanto gradite nel consorzio umano.

“E da noi poi, istitutrici, la scuola si ripromette quell’indirizzo al sapere che, senza declinare alle leggi naturali, uniformandosi a quelle del progresso dei tempi, renda la donna capace di farne pro in ogni incontro della sua vita, e divenuta sposa e madre, le sue doti naturali, accoppiate ad una ben intesa educazione, la rendano con vantaggio influente nei destini della sua famiglia.

“Ed ora scolpiamo vivamente nei nostri cuori i nomi di quegli egregi Benemeriti, che cooperarono all’effettuazione della più importante necessità le tante volte invocata e quale tributo di riconoscente gratitudine offriamo i frutti della nostra applicazione al bene generale di questa amata Fiume, in cui sempre trionfino: “La simpatia fraterna, la mutua tolleranza e la reciproca condiscendenza.”

 



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